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Tregrazie

                               IL MIO MODELLO

 

Dopo anni di lavoro nella risoluzione del vaginismo, il mio orientamento terapeutico attuale è di tipo integrato e si è strutturato facendo incontrare le mie competenze di ginecologo esperto del piano perineale e di psicoterapeuta esperto in sessuologia.

Concluso l’inquadramento diagnostico, concordo con la donna o se disponibile con la coppia un contratto terapeutico in cui vengono esplicitati e condivisi gli obbiettivi, le modalità di lavoro ed il numero massimo di sedute previste. Se la terapia è rivolta alla coppia il percorso viene suddiviso in due fasi, la prima a cui partecipa solo la donna e la seconda a cui partecipano entrambi.

Nel percorso individuale con la donna lavoro, se lei è consenziente, direttamente sul lettino con l’obbiettivo di portarla al controllo attivo della muscolatura perineale. Utilizzo dei dilatatori in materiale plastico a diametro progressivo con i quali la donna impara ad eseguire diversi esercizi da ripetere a casa. Il lavoro diretto sul lettino mi consente un rapido accesso alle risposte emotive della donna che viene esortata ad esprimere tutte le sensazioni e gli stati d’animo percepiti; tale approccio consente inoltre alla donna di prendere coscienza sotto la mia guida delle contrazioni muscolari involontarie e delle alterazioni posturali incongrue che mette in atto a livello del tronco, del bacino e degli arti inferiori. Dopo il lavoro corporeo si analizzano vis a vis i vissuti psicologici e le eventuali resistenze o problemi che possono comparire nel corso della terapia.

Specifico che il lavoro sul lettino non è mai imposto alla donna ma viene offerto come modalità di lavoro a cui la donna può scegliere di aderire in qualsiasi fase della terapia. Se tale modalità non è gradita dalla donna perché ritenuta troppo invasiva, lavoro con tecniche prescrittive classiche.

Il lavoro sul lettino si riflette in un’aumento del rapporto efficacia/efficienza della terapia che significa sinteticamente ottenere il risultato terapeutico concordato nel numero di sedute più basso possibile. Spesso i casi che ho visto nel corso della mia professione presentavano una durata del problema che superava i 10 anni; elaborare una strategia di intervento che potesse risolvere la situazione in breve tempo è stato l’obbiettivo che mi sono dato e che sto ancora perseguendo. Il tempo di risoluzione è comunque estremamente soggettivo e pur perseguendo l’efficienza terapeutica lo rispetto. Nel mio modello terapeutico cerco di essere il più flessibile possibile e questo fa sì che ogni terapia segua percorsi diversi seppur analoghi.

Ritengo che una buona terapia non debba risolvere il problema, ma aiutare la donna a risolverlo con la riscoperta e l’utilizzo delle sue proprie risorse; questo è il presupposto per creare autonomia ed evitare qualsiasi forma di dipendenza dal terapeuta.

 

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