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                          LA DIAGNOSI

 

Per la donna i sintomi principali del vaginismo sono rappresentati dall’impossibilità di essere penetrata e dalla percezione di dolore nel tentativo di farlo. Tali sintomi possono però essere espressione di altre condizioni patologiche distinte o associate al vaginismo. Le più frequenti sono la vulvodinia e la mialgia del pavimento pelvico. In merito alla vulvodinia va sottolineato quanto tale patologia sia spesso misconosciuta e sottovalutata dagli specialisti di riferimento, in primis i ginecologi, che il più delle volte la etichettano come sintomo derivante da conversione isterica o da profondo disagio psicologico. Eppure la diagnosi non risulta essere estremamente complessa; uno strumento molto utile è il normale “cotton fioc” con cui toccare in senso circolare le aree dolenti alla pressione della mucosa vestibolare. I criteri diagnostici per la vestibolite vulvare tutt’oggi utilizzati sono quelli espressi da Friedrich nel 1987 e così riassumibili:

Ø      violento dolore localizzato al toccamento del vestibolo o durante i tentativi di penetrazione.

Ø      Dolorabilità alla pressione localizzata al vestibolo.

Ø      Assenza di rilievi oggettivi se non eritema di vario grado.

La mialgia del pavimento pelvico appartiene alle sindromi da dolore miofasciale e si localizza nella muscolatura perineale. E’ caratterizzata da:

Ø      trigger points miofasciali dolenti spontaneamente o alla stimolazione;

Ø      ostacolo alla completa distensione delle fibre muscolari;

Ø      risposta contrattile involontaria conseguente la stimolazione muscolare.

La palpazione mirata dei fasci muscolari perineali consente di identificare agevolmente tale sindrome.

A fronte di queste cognizioni risulta chiaro l’importanza di una diagnosi differenziale che può e deve essere fatta dallo specialista ginecologo. L’autodiagnosi risulta il più delle volte difficile da eseguirsi e a rischio di gravi errori. Ciò non significa che la donna non debba averne il sospetto, anzi è assolutamente importante che le sue percezioni, cognizioni, idee relative al problema vengano riportate al medico per averne la convalida clinica. Purtroppo sia il vaginismo che le sindromi da dolore sessuale sono spesso non conosciute o sottovalutate dallo specialista ginecologo. Questo comporta frequentemente l’impossibilità di ottenere una diagnosi corretta proprio dalla figura professionale che dovrebbe averne la competenza con la conseguenza disastrosa di disorientare la donna già di per sé sofferente per le limitazioni sulla qualità della propria vita intima. Verrebbe da chiedersi perché negli studi universitari sia stato dato finora poco o nullo spazio all’insegnamento di questi problemi Forse perché per ragioni culturali ha sempre dominato una certa indifferenza verso i problemi sessuali della donna. Il ginecologo durante la visita ha acquisito sempre più competenza nella valutazione dell’utero e delle ovaie, ma spesso ( e come abbiamo visto a causa di un vuoto formativo istituzionale ) continua a dimenticarsi della vulva e del pavimento pelvico, che per il benessere della donna sono fondamentali. Se la non conoscenza del problema può in un certo senso essere comprensibile, ciò che risulta inaccettabile è il non riconoscimento di tale limite di competenza che può portare a formulare diagnosi di patologia psichiatrica ( sta tutto nella sua testa….. ) o a fornire false rassicurazioni ( il suo apparato genitale è normalissimo… ).

 

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