Stabilita una corretta diagnosi ginecologica, la valutazione di una possibile adeguata terapia deve tener conto di questi elementi principali:
la coesistenza di cause biologiche
il grado di fobia presente
la coesistenza di altre disfunzioni sessuali ( disturbi del desiderio, dell’eccitamento o dell’orgasmo )
la disponibilità del partner, se presente, alla collaborazione
la coesistenza di disturbi ansioso-depressivi reattivi o primari
Le cause organiche andranno ovviamente trattate con adeguata terapia medica ( es. vulvodinia ) o chirurgica ( es. alterazioni imenali ).
Le altre componenti dovranno essere indagate attraverso uno o più colloqui anamnestici che coinvolgano anche il partner se presente. Tali colloqui consentono di esplorare l’area intrapsichica, l’area relazionale e l’area sociale in cui si articola il problema. In questa prima fase è possibile inoltre utilizzare strumenti diagnostici quali test, questionari o collage per meglio comprendere tutti gli aspetti della sessualità e quanto e perché il sintomo ‘impossibilità o dolore coitale’ rappresenti un problema.
Il modello di terapia più efficace è quello sessuologico prescrittivo-comportamentale. Ingrediente fondamentale per la sua realizzazione è una adeguata motivazione da parte della donna ed eventualmente del suo partner ad affrontare la fatica del cambiamento che ogni processo psicoterapeutico prevede. Altri modelli quali quello psicoanalitico o ipnotico trovano minor indicazione ma possono talvolta essere integrati in alcuni aspetti al modello sessuologico.
Ma qual è la figura professionale più adeguata per trattare il vaginismo? Senza dubbio medici e psicologi ( meglio se psicoterapeuti ) con una formazione sessuologica. Per gli psicologi, a differenza dei medici, non è ovviamente possibile l’approccio corporeo diretto nei confronti della paziente.
L’efficacia delle diverse terapie proposte supera il 90 % e questo dato rende il vaginismo la disfunzione sessuale femminile con prognosi migliore; manca però concordanza su cosa realmente si intenda per risoluzione del disturbo che comunemente viene indicato come acquisizione di possibilità coitale penetrativa.